31 marzo 2019, ore 00:22 (l’ora sui miei device non è ancora cambiata).
Sono appena rientrata dal lavoro, un turno di pomeriggio come tanti altri da sei anni a questa parte, ma quello di oggi ha avuto un sapore un po’ diverso.
Ammetto di avere un difetto: ho lo spregiudicato vizio di credere che ciascuno nel mondo abbia il
pieno diritto di esprimere la propria idea, la propria opinione su un qualsivoglia argomento, dal
razzismo al terrapiattismo.
So che chiamarlo difetto può trarre in inganno, perché sembra una cosa piena d’onore, ma al giorno d’oggi è purtroppo sintomo di mancanza di amor proprio, perché poi fondamentalmente con i terrapiattisti ti vien da ridere mentre ti spiegano le loro ragioni, no?
Però sono dell’idea che se uno ha un’opinione deve poterla esprimere, ma ad una sola maledettissima condizione: non deve ledere la libertà di nessuno. Oggi (o ieri per i più precisi) però la libertà di molte persone è stata lesa nel far esprimere a qualcuno la propria opinione.
A Verona si è tenuto il congresso della famiglia (scritto volutamente tutto minuscolo), gran carpet
di misogini, maschilisti, gente attaccata al patriarcato imposto da una religione che fonda il
proprio credo sulla creazione della donna nata dalla costola di un uomo, convinti che proprio per
questo la donna sia oggetto, gli omosessuali malati figli del demonio e le famiglie arcobaleno una
realtà da estinguere.
Nonostante questo evento mi abbia riempito di rabbia e ribrezzo, mi sono anche detta che sostanzialmente si trattava di qualche scemo che si ritrovava a “farsi i pompini a vicenda” (cit.) su credenze e teorie astratte, che non ledono la libertà di nessuno (senza voler aprire il capitolo Pillon, Fontana e Salvini).
Poi per fortuna (e li ringrazio uno/a ad uno/a) qualcuno ha deciso di organizzare una contromanifestazione, di scendere in piazza e dire che questo congresso è una buffonata, un dirsi le cose tra quattro scemi, appunto, ma che la realtà è un’altra, fatta di persone uniche, ciascuna con il proprio bagaglio, la propria storia, il proprio cammino. Nel mondo ci sono etero, gay, donne, uomini, transgender, bisessuali, divorziati, adulteri, conviventi, separati in casa, sposati con figli e sposati senza figli, sposati con figli adottati, con figli avuti da fecondazione assistita o utero in affitto, uniti civilmente con figli (vedi sopra, come per gli sposati). Questa è la realtà di ADESSO e non c’è niente che può modificarla, neanche quei quattro scemi lì.
Ed era giusto scendere in piazza a dirlo, come potrebbe reputarsi giusto che ci sia stato questo congresso.
Detto questo, oggi ovviamente Facebook era invaso di articoli che raccontavano sia l’una che l’altra realtà (per fortuna, aggiungerei), e ovviamente i commenti si sprecavano e fino ad un certo punto sono riuscita ad astenermi dall’aggiungere il mio commento (perché più spesso che posso evito di invischiarmi in confronti con analfabeti funzionali che poi mi viene la gastrite e non è che posso spendere tutti i miei averi in farmaci per farmi passare l’acidità di stomaco), finché non mi accorgo che c’è una traccia, come una scia di passi, in questi commenti, che è impossibile considerare “libertà di opinione”: sono le donne che commentano insultando e sminuendo le stesse donne che oggi hanno sfilato in corteo a Verona.Ecco, questa non la voglio e non la posso reputare libertà di espressione, non è un’opinione, è codardia.
Un uomo che pensa che il divorzio sia da eliminare lo fracasserei di manate in faccia, ma lo posso capire, ha paura della donna in quanto essere pensante (le donne pensano meglio degli uomini, si sa), vai a sapere dei problemi con la madre o la figura materna che ci sono alla base, ma si sa, gli uomini hanno sempre problemi con la figura materna (vedasi Hitler, la cui madre era risaputamente ebrea). E quindi nascono maschilismo, misoginia, quell’idea malata (ecco, questo sì che sarebbe da curare, mica l’omosessualità!) che la donna appartiene all’uomo, al padre prima
e al marito poi, che sia stata voluta da dio (sempre scritto volutamente minuscolo) come accessorio all’uomo per lavargli le camicie, pulirgli il cesso in cui ancora, nonostante l’evoluzione, non ha imparato a centrare la tazza, e crescergli figli sani e forti, sempre da comandare. E magari in tutto questo prendersi pure una manata ogni tanto, in silenzio, che se i vicini sentono chissà cosa pensano.
Un uomo che vorrebbe decidere del corpo di una donna, questo non lo tollero proprio, perché se io donna le prendo costantemente dal mio uomo e questo stronzo una notte decide pure di violentarmi e io rimango incinta, porca la puttana é un mio sacro santo diritto decidere di non avere questo figlio, per evitargli di crescere con un padre stronzo.
MA. E’ un MA grande questo eh. Ma se queste idee me le propina una donna, io proprio non ci vedo più dalla rabbia e non posso astenermi dall’esprimere la mia di opinione, e mandarle a cagare tutte quelle donne lì, che insultano le donne che oggi erano al corteo.
Ma tramite i commenti di Facebook non sono riuscita a liberarmi, quindi vi tocca sorbirvi il mio sproloquio su quanto queste donne siano della peggior specie.
Ammesso che una donna possa decidere di vivere come moglie e madre senza pretendere una vera indipendenza; ammesso e concesso che per qualsiasi validissima ragione, una decida di non divorziare nonostante anni di tradimenti, insulti, umiliazioni, violenze psicologiche ma mai fisiche; ammesso e non concesso che anche di fronte alla violenza fisica una stabilisca che va bene così (e non approfondisco per ovvi motivi di tema centrale); una volta ammesso tutto questo, anche se fa paura doverlo ancora considerare normale, mi chiedo cosa scatti nella testa di una donna per scrivere commenti come: “non chiamatele donne, non lo sono o per lo meno non le rappresentano. Rappresentano solo loro stesse”; “ma voi che sfilate contro la famiglia tradizionale siete nati sotto un cavolo o vi ha portati la cicogna?” (non direttamente riferito unicamente alle donne, perdonate l’extra); “ma rifugiatevi!!!!”; “sciagurate…-emoji che vomita- vi compatisco”; “…le donne vogliono essere rispettate a modo loro” (???); “ve la cantate e ve la suonate -emoji che ride con le lacrime agli occhi ripetuta TRE volte- ma chi vi impedisce cosa!!! E a chi???”.
Questi sono solo alcuni dei commenti che ho letto oggi, alcuni dei quali in risposta al mio suddetto commento proprio rispetto a questo tipo di donna.
Non volendo dilungarmi sull’aspetto psicologico della questione, per cui vien da chiedersi cosa spaventi tanto certe donne da spingerle a pensare che si possa considerare una forma di rispetto la sottomissione ad un patriarcato retrogrado e pieno di parabole bibliche, l’acidità che mi sale nel non scorgere un minimo di valutazione logica sul perché ci siano donne che invece a questo gioco non vogliono giocare è dolorosa, tanto da tenermi sveglia a quest’ora e dover scrivere questa pappardella solo per dire una cosa: sono cresciuta convinta che il mondo stesse progredendo. Ho vissuto l’avvento di internet, ho visto i cellulari evolversi e diventare smartphone, ho toccato con mano l’avere il mondo a portata di dito, ho letto l’arrivo di grandi scoperte mediche che salvano vite che altrimenti sarebbero spezzate, sono passata dal mangianastri ai file .mp3, dalle videocassette alla smart tv, dalle sigarette fumate di nascosto alla sigaretta elettronica persino; ho sentito di paesi in cui le coppie omosessuali sono libere di sposarsi e fare figli senza che la legge le punisca per questo, ho visto Paesi considerati retrogradi avanzare e raggiungere la democrazia, ho sentito di donne che per la sola possibilità di non portare un velo erano felici come io forse non sono mai stata.
Eppure nel mio Paese, che è considerato civile, civilizzato, “avanzato”, ci sono donne che insultano altre donne perché chiedono rispetto e libertà. Nel mio Stato ci sono donne che pensano che sia sbagliato poter abortire, decidere per sè stesse, auspicare a qualcosa di diverso dall’obbedire all’uomo; a casa mia ci sono donne che sostengono che le donne che lottano siano frustrate, immeritevoli di avere figli e famiglia, zoccole,stronze, comuniste (perché facciamocene una ragione, oggi è un insulto, anche se rimane quello di cui vado più fiera), ridicole, inutili…
Nel mio giardino ci sono donne che non si riconoscono come donne, come esseri umani, che ritengono giusto essere considerate oggetti e non soggetti.
Vi faccio una domanda, donne di questa specie: se domani tutti gli esseri umani di sesso
maschile si estinguessero, chi sopravviverebbe più a lungo? Voi che pensate non sia uno
stracazzo di diritto nemmeno divorziare, o noi, che magari non abbiamo costretto un ammasso di
cellule a diventare un bambino e crescere nell’infelicità di una madre che non ti voleva fino in
fondo, o che sappiamo vivere nella nostra autonomia, che sappiamo quali sono i nostri DIRITTI e lottiamo perché vengano rispettati?
Ecco, voi, donne di questa specie qui, siete aberranti.
Aberrante è un termine bellissimo, perché dice “fai schifo” ma nel modo più elegante possibile. Significa nello specifico: “caratterizzato da inspiegabile o pericolosa stranezza, anomalo, assurdo”.
“Non chiamatele donne, non lo sono o per lo meno non le rappresentano. Rappresentano solo loro stesse”: hai ragione cara amica. Quelle donne che oggi hanno sfilato a Verona non ti rappresentano, perché tu sei caratterizzata da inspiegabile e pericolosa stranezza, sei anomala, assurda.
E con te lo sono tutte quelle donne che ancora oggi credono che il congresso della famiglia non siano quattro scemi che non hanno capito che “non è ancora il momento di farsi i pompini a vicenda (ri-cit).
